"Waste management"

Il waste management rappresenta una delle questioni più significative della gestione urbana. Ogni anno nel mondo sono prodotti oltre 4 milioni di tonnellate di rifiuti di cui solo un quarto recuperato o riciclato. Nel periodo 1995-2007 la produzione dei Rifiuti Urbani in Europa è cresciuta del +10% e nel 2007 si è attestata a 522 kg di rifiuti prodotti pro-capite, stabile rispetto al 2006. In Italia la produzione di rifiuti urbani nel 2008 si è stabilizzata rispetto al 2007 a 32,5 mln di ton, corrispondenti a 541 Kg pro capite.

La produzione di rifiuti rappresenta tuttavia solo uno degli elementi discriminanti per la spesa nazionale dedicata alla gestione dei rifiuti; pesano fortemente infatti molteplici fattori socioculturali, tra cui:

  • il grado di ricchezza
  • il livello culturale, e in particolare la sensibilità ambientale
  • la disponibilità di terreno e la natura del suolo
  • i vincoli di legge
  • i fattori climatici.

In Europa la normativa cardine per il settore è la recente direttiva 2008/08/CE emanata dal Parlamento e dal Consiglio europeo e interamente dedicata alla gestione dei rifiuti; la direttiva definisce la natura stessa del rifiuto ovvero “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione di disfarsi”.

La suddetta direttiva, fissati i criteri comuni, lascia ai singoli Stati europei il compito di attuare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative conseguenti. I principali temi dibattuti e oggetto di regolamentazione sono:

  • le modalità di raccolta e in particolare di raccolta differenziata
  • il riciclo dei materiali
  • le modalità di smaltimento
  • la gestione dei rifiuti cd. “pericolosi”
  • l’impatto ambientale
  • gli incentivi al waste-to-energy
  • l’assegnazione delle concessioni per la gestione del servizio.

Di forte interesse è il tema della raccolta differenziata che nel 2008 a livello nazionale ha raggiunto il 30,6% della produzione di RU (in sensibile crescita del 27,5% rispetto al 2007), ma ancora distante dal target 2012 del 65% secondo quanto stabilito dal d.Lgs 152/2006 e dalla legge n. 296 del 2006.

Una significativa crescita del 110% nel periodo 2004-2008 è stata registrata in particolare nel segmento della raccolta differenziata del RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

Nel 2008 la raccolta dei rifiuti RAEE ha raggiunto in Italia i 156,6 mln di ton (2,6 Kg procapite), +35% rispetto al 2007. Secondo le direttive europee tali indicatori sono destinati a crescere fino a raddoppiare.

Raccolta differenziata frazione RAEE. dati in mln di tonnellate (Fonte ISPRA)

Raccolta differenziata frazione RAEE. dati in mln di tonnellate (Fonte ISPRA)

In ITALIA, in particolare, il settore del waste management è stato interessato dal fenomeno delle liberalizzazioni e da successive riforme che ne hanno impresso una forte accelerazione. Da un punto di vista normativo il servizio di gestione, che comprende le attività di raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani, è in capo ai Comuni, ovvero agli enti territoriali più piccoli distribuiti sul territorio.
Ogni comune può decidere di organizzarsi internamente con un’impresa controllata per svolgere questi servizi oppure affidarsi ad un’impresa specializzata (spesso una società municipalizzata o ex municipalizzata ovvero un’azienda privata). Il costo del servizio è a carico dei cittadini attraverso le tasse comunali (TARSU o TIA).

Oltre alla responsabilità in capo ai Comuni, dal 1997 è stato dato mandato alle Regioni di istituire gli ATO (Ambito Territoriale Ottimale) ovvero aree omogenee dal punto di vista territoriale dove organizzare servizi pubblici integrati di gestione dei rifiuti. In particolare l’art. 23 del Decreto Ronchi (D. lgs. 22 febbraio 1997), emanato nello stesso anno, stabiliva che, salvo diversa disposizione stabilita con legge regionale, gli ATO per la gestione dei rifiuti urbani venissero rappresentati dalle stesse Province che a loro volta potessereo decidere, per esigenze tecniche o di efficienza nella gestione dei rifiuti urbani, di autorizzare gestioni a livello sub-provinciale.

Ogni ATO gestisce in modo autonomo l’intero processo; tuttavia se il singolo ATO si dichiara non in grado di portare a termine il ciclo dei rifiuti, può ricorrere al supporto di ATO limitrofi (o in caso di emergenza ad altre regione), sostenendo sia i costi di trasporto che gli extracosti di trattamento. Ogni ATO riceve precisi obiettivi da raggiungere, in particolare in termini di raccolta differenziata e trattamento rifiuti. Secondo quanto disposto dall’art. 205 del d. lg. n. 152 del 3 aprile 2006, ogni ATO dovrà raggiungere entro il 31 dicembre 2012 una percentuale di raccolta differenziata pari al 65%.

L’apparato legislativo e normativo che regola il settore è particolarmente complesso.
Di seguito l’elenco delle principali leggi che regolamenta in Italia il settore:

Legge Oggetto
L. 475/1988 Disposizioni urgenti in materia di smaltimento dei rifiuti industriali. (abrogata)
L. 340/1993 Ratifica ed esecuzione dell’Emendamento alla Convenzione di Basile del 22 marzo 1989 sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi.
L. n. 70/1994 Norme per la semplificazione degli adempimenti in materia ambientale, sanitaria e di sicurezza pubblica, nonché per l’attuazione del sistema di ecogestione e di audit ambientale.
L. n. 349/1995 Legge sulla tassa applicata alle discariche.
L. n. 575/1996 Sanatoria degli effetti della mancata conversione dei decreti legge in materia di recupero dei rifiuti.
L. n. 93/2001 Disposizioni in campo ambientale. procedure per l’autorizzazioni EMAS (Eco-Management and Audit Scheme).
L. n. 108/2001 Convenzione sull’accesso alle informazioni, partecipazione del pubblico ai processi decisionali e accesso alla giustizia in materia ambientale. ratifica della convenzione Aarus sull’accesso alle informazioni ambientali.
L. n. 388/2000 Legge finanziaria del 2001 per la creazione di fondi a sostegno dello sviluppo sostenibile.
L. n. 178/2002, art. 14 Interpretazione autentica di rifiuto.
L. 20 novembre 2009, n.166 (art. 15) Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica.

Si aggiungono inoltre una serie di ordinamenti e decreti attraverso i quali vengono recepite in Italia le direttive emanate a livello europeo. In particolare:

Decreto Oggetto
D.P.R. n. 915/1982 Attuazione delle Direttive CEE n. 75/442 relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili e n. 78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi (abrogato).
D. Lgs. n. 95/1992 Attuazione delle direttive 75/439/cee e 87/101/cee relative alla eliminazione degli olii usati
D. Lgs. n. 22/1997 Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (Decreto “Ronchi”). Il Decreto peraltro abroga il dpr 915 del 1982 e la legge 475 del 1988.
D. Lgs. n. 79/1999 Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica. Introduzione di un sistema di incentivi per la produzione di green energy attraverso il meccanismo del “Certificato Verde”.
D. Lgs. n. 372/1999 Attuazione della direttiva 96/59/Ce relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento, IPPC (Integrated pollution protection and control)
D. Lgs. n. 209/1999 Attuazione della direttiva 96/59/ce relativa allo smaltimento dei policolorodifenili e dei policlorotrifenili.
D. Lgs. n. 36/2003 Attuazione della direttiva 1999/31/ce relativa alle discariche di rifiuti
D. Lgs. 8 maggio 2003, n. 203 Norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo
D.Lgs n. 151 del 2005 Attuazione delle direttive 2002/95/ce, 2002/96/ce e 2003/108/ce relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti. Recepimento delle direttive europee sullo smaltimento dei RAEE
D. Lgs. n. 152 del 3 apr 2006 Norme in materia ambientale. Il decreto viene “progettato” con l’obiettivo di superare l’ampia frammentazione legislativa sul settore che abroga il D. Lgs. 22/1997
D.lgs 188/2008 Attuazione della direttiva 2006/66/ce concernente pile, accumulatori e relativi rifiuti. Abroga la direttiva 91/157/cee.
D. Lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008 Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale. A correzione del decreto del 2006

Altro aspetto determinante nel mercato della gestione dei rifiuti riguarda le procedure per l’assegnazione della gestione del servizio in capo all’ente pubblico di competenza. Ancora l’art. 23 del d.l. 112/08, (convertito nella legge 133/08 e modificato dal d.l. 135/09, e infine convertito nella legge del 20 novembre 2009. n.166, dalla bozza di regolamento di attuazione approvata dal Consiglio dei ministri il 17 novembre 2009), definisce in via ordinaria le procedure per l’affidamento del servizio pubblico, che deve essere disposto:

  • in favore di imprenditori o società in qualunque forma costituiti e individuati mediante procedura ad evidenza pubblica (gare d’appalto)
  • in favore di società miste, previo il rispetto di specifiche condizioni.

La bozza di regolamento stabilisce che il bando di gara per la scelta del socio privato dovrà:

  • dare preferenza, in sede di individuazione dei criteri per la selezione delle offerte, al corrispettivo e alla qualità del servizio erogato
  • prevedere che il “socio privato svolga gli specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio per l’intera durata del servizio stesso e che, ove ciò non si verifichi, si proceda ad un nuovo affidamento”
  • far sì che “siano previsti criteri e modalità di liquidazione del socio privato alla cessazione della gestione”.

In ITALIA nel 2007 la spesa per la Gestione dei Servizi di Igiene Urbana si è attestata a 7,8 miliardi di euro con una crescita del + 4,4%, di cui circa il 50% dedicato alla raccolta e trasporto dei rifiuti differenziati ed indifferenziati (35%) e alle attività di spazzamento e lavaggio (15%); la quota di mercato gestita dalle società pubbliche è stata pari al 33%.
L’impatto dell’ordinamento appare particolarmente significativo per le società quotate in quanto le stesse e le loro controllate, purché quotate entro il 1 ottobre 2003, potranno mantenere gli affidamenti in essere sino alla scadenza del contratto allorché la partecipazione pubblica si riduca ad una quota non superiore al 40% entro il 30 giugno 2013 e non sia superiore al 30% entro il 31 dicembre 2015. In caso contrario l’affidamento cessa il 30 giugno 2013.
In Italia rimane tuttavia ancora molto forte l’esigenza di adeguare la gestione dei rifiuti agli standard europei, sebbene tra il 1996 e il 2007 la spesa complessiva per investimenti nel settore dei rifiuti fosse stata pari a 8,8 miliardi di euro con un trend in sostenuta accelerazione (CAGR del 6,4%), superiore a quello realizzato dall’aggregato della spesa per investimenti della Pubblica Amministrazione allargata. A tal fine, in uno scenario compatibile con l’obiettivo 2012 di raccolta differenziata, si stimano investimenti pubblici pari a 11-12 miliardi di euro per la realizzazione di circa 100 nuovi impianti di termovalorizzazione. Persiste quale principale criticità alla realizzazione degli investimenti, il consenso sociale: la sindrome “not in my backyard” ha ripetutamente rallentato il processo di realizzazione degli investimenti con tempi di autorizzazione lunghissimi.

Spesa per investimenti dell’Amministrazione pubblica per lo smaltimento dei rifiuti

(Fonte CPT)

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